A Nirvana Split

A neanche un anno dalla morte di Kurt Cobain proviamo a fare un breve viaggio nel mondo dei Nirvana. «Non credo di avere un rapporto molto familiare con la mia chitarra», dichiara il leader dei Nirvana in una intervista rilasciata a Guitar Player. Il chitarrismo di Cobain, infatti, non si rifà certo a quell'ipertecnicismo così tipico dei nostri tempi: il suo modo di affrontare lo strumento è piuttosto istintivo. Proviamo allora, partendo dalle sue prime esperienze musicali, a capire il chitarrista, il compositore, ma soprattutto l'uomo che ha saputo conquistare con pochi giusti ingredienti un grande pubblico.

A neanche un anno dalla morte di Kurt Cobain proviamo a fare un breve viaggio nel mondo dei Nirvana. «Non credo di avere un rapporto molto familiare con la mia chitarra», dichiara il leader dei Nirvana in una intervista rilasciata a Guitar Player. Il chitarrismo di Cobain, infatti, non si rifà certo a quell'ipertecnicismo così tipico dei nostri tempi: il suo modo di affrontare lo strumento è piuttosto istintivo. Proviamo allora, partendo dalle sue prime esperienze musicali, a capire il chitarrista, il compositore, ma soprattutto l'uomo che ha saputo conquistare con pochi giusti ingredienti un grande pubblico.

Paradossalmente questo breve itinerario nella musica dei Nirvana inizierà, ed in parte verrà concettualmente determinato, da un'insolita cover del loro classico "Smell Like Teen Spirit", incisa dai Flying Pickets nel loro recente Volume One. I Flying Pickets sono un gruppo vocale noto per le rielaborazioni di brani, più o meno conosciuti, in forma a cappella. Il quintetto usa esclusivamente la voce, oppure il corpo per ottenere ad esempio effetti percussivi, e di norma sceglie un repertorio dove l'impatto melodico sia di sicura presa, non rinunciando certo a soluzioni ritmiche che i limiti di una proposta a cappella comunque impone. Abitualmente quindi non vi è una riproposta di frasi eseguite da strumenti salvo, a volte, alcune parti per basso.

Nel caso di "Smells Like Teen Spirit" i Flying Pickets hanno invece arrangiato per sole voci, anche il riff iniziale eseguito dalla chitarra di Kurt Cobain, che onomatopeicamente è stato reso con Ghedn/Ghedn//Di/Diddin/Ghedn/Ghedn//-Di/Diddin/Ghedn/Ghedn ecc.
Questa scelta appare come un riconoscimento ad una costante nel lavoro di compositore e chitarrista di Kurt Cobain che può essere oltre tutto riscontrata in molti dei suoi brani, soprattutto quelli tratti da Nevermind e In Utero.

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Costante che si riassume poi in una scelta precisa, quella cioè di interpretare la chitarra e quindi le sue costruzioni come momento specifico della canzone e non come semplice supporto. Si potrà obiettare che, essendo il riff per definizione una frase ritmico-melodica, sia evidente come venga necessariamente ad essere nella canzone e non attorno, eppure così non è perché nel caso di "Smells Like Teen Spirit", come in tanti altri brani dei Nirvana, i riff non rappresentano soltanto una sorta di base su cui viene elaborato il brano, ma possiedono una vera e propria autonomia melodica, insomma diversa è la struttura di un brano come "Brown Sugar" dei Rolling Stones o "Smoke On The Water" dei Deep Purple da quella dei brani dei Nirvana di cui anche in seguito parleremo.

La scelta dei Flying Pickets è quindi da ritenersi più che legittima, ma soprattutto avalla ed in parte sostiene le tesi che un'analisi sul chitarrismo di Cobain inevitabilmente porta ad esprimere. E dopo questo breve prologo iniziamo il viaggio nel mondo dei Nirvana, dove incontreremo momenti, scelte, occasioni e risoluzioni che una volta riconosciute e debitamente interpretate porteranno, o almeno dovrebbero portare, ad una identificazione di stile perché, è bene chiarirlo subito, in questo percorso si sosterrà che Cobain è un chitarrista con un suo stile preciso, stile affidato più che ad un uso tecnico dello strumento, alla ricerca di quello che in musica spesso viene definito colorito.

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In una intervista rilasciata a Guitar Player per il numero di febbraio del 1992 Kurt Cobain così parlava del suo rapporto con lo strumento: «La chitarra che preferisco di più al mondo è la Fender Mustang, è uno strumento piccolo e quasi impossibile da accordare ed oltre tutto è stato progettato in modo terribile: se vuoi alzare l'action devi scordare le corde una per una, togliere il ponte e metterci sotto degli spessori sperando di averlo alzato quanto volevi. Poi rimetti il ponte e riaccordi la chitarra, e allora se ti accorgi che ancora non va bene va tutto a puttane e non ti rimane che ricominciare da capo. Comunque… a me piace così, in questo modo suona tutto fottutamente rozzo, ma questa è anche l'occasione buona per trovare nuove sonorità, magari per puro caso… Dopo tutto non credo di avere un rapporto molto familiare con la mia chitarra».

È probabile che in molti si siano chiesti che rapporto abbia avuto Cobain con la chitarra, ma sinceramente trovare una risposta è difficile, la stessa dichiarazione sopra riportata è estremamente ambigua se si pensa che l'immagine chitarristica di Cobain è affidata, almeno nel periodo del grande successo, ad una Fender Jaguar, chitarra difficile quanto la Fender Mustang, ma obiettivamente alla portata di un chitarrista che si è sempre affidato ad un uso ritmico dello strumento e non ha mai sfruttato il "solismo" se non rendendolo funzionale ad una sua idea di musica e di struttura musicale dei brani assolutamente personale.

Anche il background di Cobain è importante per riuscire a capire le sue scelte: «Dopo essermi procurato una chitarra, ho cominciato a comporre dei miei brani, anche perché non avevo nessuna intenzione di perdere tempo a imparare pezzi dei Van Halen: volevo provare a sviluppare un mio stile personale, volevo esprimermi in prima persona. L'unico pezzo di altri che ho imparato è stato "Communication Breakdown" dei Led Zeppelin».

Leggendo poi i vari volumi dedicati al leader dei Nirvana e alla storia del gruppo si viene a conoscenza di un netto rifiuto di Cobain verso il normale apprendistato di chi si avvicina alla chitarra, rifiuto più o meno motivato che riguardava proprio l'avversione per l'abituale approccio dell'autodidatta che prevede l'ascolto di un brano ed il tentativo di riprodurlo sullo strumento. Naturalmente nel periodo iniziale del suo rapporto con la chitarra anche Cobain si è trovato a strimpellare canzoni di altri musicisti, ma in una dichiarazione sottolinea come quelle sue interpretazioni fossero non proprio aderenti agli originali, e purtroppo non sappiamo se questa approssimazione fosse il risultato di una scelta o di un'impossibilità tecnica a suonare ad esempio brani dei Beatles, gruppo del quale il leader dei Nirvana riusciva ad eseguire alcuni pezzi: «Da ragazzino avevo una chitarra e me ne stavo sempre in casa strimpellando, più o meno, le canzoni dei Beatles. Durante le feste di famiglia, ad esempio a Natale, me la spassavo con veri e propri concertini casalinghi. Il mio unico sogno, allora, era quello di diventare una rockstar. Ma poi è arrivata l'adolescenza, e tutto è cambiato… La musica mi piaceva ancora, ma mi sentivo diverso, diversissimo da tutti i miei coetanei: ad esempio, odiavo i Kiss, non sopportavo i Boston, e a quei tempi proprio non riuscivo a capire come facessero a piacere agli altri».

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Risultato finale di questo tipo d'iniziazione fu una totale autonomia dai cliché che condizionano spesso i chitarristi, quindi un totale disinteresse per le proprie possibilità e capacità sulla tastiera, un rapporto di scarsa "familiarità" con la chitarra e certo mai caratterizzato da un feticismo nella sua purtroppo breve esperienza di musicista ha distrutto volutamente qualcosa come trecento chitarre rompendole per la maggior parte a fine concerto.

C'è anche da dire che Cobain ha spesso sottolineato come proprio il fatto di essere un mancino lo portasse raramente a trovare strumenti cui affezionarsi, e la naturale conseguenza di questo strano rapporto con la chitarra l'ha portato anche ad un disinteresse per amplificatori e soluzioni varie inerenti alla ricerca di "un" suono. «Non ho mai considerato il mio equipaggiamento musicale come qualcosa di sacro», e non è difficile crederlo se si pensa che per incidere la chitarra acustica in "Polly" (Nevermind) ha usato uno strumento da venti dollari comprato in un negozio di pegni.

Per concludere segnaliamo che l'attrezzatura tipo di Cobain prevedeva un amplificatore Carver guidato da un pre Mesa/Boogie ed un distorsore Roland DS-2. Per un breve periodo Cobain ha anche tradito le sue amate Fender Jaguar per affidarsi a modelli Stratocaster costruiti in Giappone, strumenti che erano facilmente disponibili anche per mancini e avevano il manico stretto. Se queste sono le scarne indicazioni che possono essere date sul Cobain chitarrista alle prese con una tecnologia obiettivamente ignorata e poco sfruttata, di ben altro spessore possono essere quelle che riguardano i risultati che otteneva componendo con la chitarra. Per definire la musica dei Nirvana è necessario affrontare il discorso su coordinate che hanno poco a che vedere con l'articolazione del linguaggio musicale, un'analisi in tal senso porterebbe in un vicolo cieco; si è detto precedentemente che le costruzioni di Cobain sono tutte giocate sull'immediatezza, la semplicità e la ripetitività di alcuni moduli sfruttati più che con coscienza, con istinto. È quindi sul versante del non definibile che ci si può avvicinare al Cobain compositore e chitarrista.

Cos'è ad esempio il colorito nel linguaggio della musica? Aprendo l'Enciclopedia della Musica Garzanti leggiamo: «indicazione espressiva riguardante il fraseggio, la dinamica, l'intensità e simili, che non può essere determinata in modo assoluto sul testo musicale, e la cui realizzazione resta affidata principalmente all'intelligenza e alla sensibilità dell'interprete». È chiaro che siamo di fronte ad una terminologia destinata ad altra musica e soprattutto a una musica "scritta", ma è utile comunque per stabilire come nella decodificazione della materia ed articolazione sonora, non sempre tutto è poi così definibile ed appunto in questo cosmo fatto di sensazioni che da sempre si è mossa quella musica che vede nel rock la sua origine.

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A suffragare la quasi impossibilità di avvicinarsi ai Nirvana se non attraverso un discorso "fuori dalla musica", si possono citare, o meglio, si può ricorrere anche a testate specializzate, soprattutto americane, che di norma tentano un'analisi specifica su materiale musicale di matrice rock e che nel caso di Cobain hanno veramente rinunciato segnalando da un lato in modo inefficace e forse inutile alcuni ricorrenti stilemi usati dal leader dei Nirvana riconducendoli per quanto possibile all'interno di un linguaggio proprio dell'analisi musicale, e dall'altro percorrendo la via più breve, che è quella di ignorare il Cobain chitarrista spostando l'interesse sul Cobain personaggio. Malgrado l'apparente povertà il fenomeno grunge, al quale i Nirvana vengono, e di diritto, assimilati, ha in realtà espresso a livello chitarristico interessanti soluzioni e personaggi come Stone Gossard e Jeff Ament (bassista) dei Pearl Jam, Jerry Cantrell degli Alice in Chains, Mike McCready dei Temple Of The Dog ed oggi nei Pearl Jam, Kim Thayil dei Soundgarden, Steve Turner dei Mudhoney e Buzz Osbourne dei Melvins.

Sarà proprio Buzz Osbourne il personaggio chiave per lo sviluppo musicale del giovane Cobain, oltre ad una amicizia più volte sottolineata dal chitarrista dei Nirvana, lo legava a Osbourne ed ai Melvins una sorta di dipendenza di carattere forse anche psicologico, fatto sta che i Melvins erano per Cobain una sorta di modello, e quando già i Nirvana erano una realtà, anche se precedentemente al successo di Nevermind, la preoccupazione del leader dei Nirvana durante i concerti era proprio quella di allontanarsi da quel modello che tanto lo attraeva.

È necessario a questo punto procedere ad una individuazione stilistico-formale che potrà non essere accolta con favore da chi vede e "sente" nei Nirvana un qualcosa di extra-musicale ed interpreta più l'immagine che il documento sonoro espresso dal gruppo. I Nirvana nascono all'interno della scena di Seattle, sono assimilati indissolubilmente all'area grunge, eppure non tutto è così chiaro e lo stesso Kurt Cobain in due sue dichiarazioni ci aiuta a capire come in realtà siano esistite due anime Nirvana: «Certo che i Nirvana sono cambiati col passare degli anni… Se prima eravamo "lottimadre, fumatori di crack, e adoratori di Satana", adesso siamo dei "baciabambini, sniffatori, e puttane dell'industria rock"». Certo c'è anche ironia in questa frase, meno c'è n'è però nella prossima: «Col passare del tempo, i brani che compongo diventano sempre più pop, proprio perché il mio stato d'animo è cambiato, e certe angosce me le sono lasciate alle spalle… Adesso i miei brani vertono sui conflitti relazionali, sui fattori emotivi nei rapporti tra gli individui».

Insomma il punk-rock dell'album d'esordio, Bleach, lascerà strada ad una musica che sinceramente non credo sia accomodante, ma semplicemente diversa e come dice lo stesso Cobain «più pop». Questo non significa che la matrice del gruppo si denaturizzi, semplicemente vengono a convivere due esigenze, due istinti, quello dell'ideologia punk e la naturale, spontanea vena pop. C'è un brano emblematico su Nevermind, "Breed", in cui si evince chiaramente quanto detto, e questo non solo per la perfetta fusione tra una melodia pop e un arrangiamento, ed intenzione pseudo-punk, ma anche per la posizione di Cobain come chitarrista, infatti l'assolo centrale è assolutamente fuori tonalità, e questo a riprova di un atteggiamento assai libero verso i dettami della musica.

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Certo la storia dei Nirvana è talmente breve che è difficile proporre un'analisi esaustiva: dopo Bleach e una manciata di incisioni raccolte successivamente in Incesticide, arriva il contratto con una major e il pluridecorato Nevermind, seguito da In Utero e, postumo, almeno per Cobain, un unplugged sorprendente che mette fine alla storia dei Nirvana dichiarandone in modo esplicito la statura e la collocazione nell'ambito della rock music. Tutta l'attività di chitarrista di Cobain ruota attorno a formule solide e ripetute all'ossessione: la chitarra ritmica è alla base del sound del gruppo e della stessa struttura dei brani, il suono "chiaro" in apertura dei brani che viene poi doppiato o semplicemente sostituito da un suono distorto, è da considerarsi un'altra delle costanti dei Nirvana come l'uso abituale di un'accordatura di mezzo tono o di un tono intero. A volte, soprattutto nell'album In Utero, Cobain usa il dropped Re, vale a dire: Re, La, Re, Sol, Si, Mi, e lo usa anche spostando tutto di un tono sotto; il lavoro ritmico non prevede che semplici giri armonici costruiti su quattro accordi, ma una delle particolarità di Cobain può essere quella espressa ad esempio su "Come As You Are" (Nevermind) ed anche su altri pezzi, dove l'uso di accordi sospesi crea una strana atmosfera di continua tensione e finale rilascio quando questi accordi privi della terza e quindi né maggiori né minori risolvono, normalmente, su un accordo maggiore.

Abbiamo già accennato alla rara presenza di assoli nei brani dei Nirvana: c'è da sottolineare a questo proposito che in Cobain non c'è stata mai l'esigenza di proporsi nell'assolo, anzi, come in quello su "Smells Like Teen Spirits", la sorpresa arriva proprio dalla scelta di riproporre con la chitarra il canto, e sul secondo giro, quando ogni chitarrista "di rispetto" sarebbe partito con il vero e proprio assolo improvvisando sul canto, candidamente Cobain ripropone, di nuovo, il canto deludendo chi, abituato alle costruzioni del rock, già avvertiva, quasi gustava, un aumento di tensione che solo un fraseggio solista poteva risolvere. Ecco, in tutte queste scelte, ma forse più che scelte erano soluzioni istintive, sta Kurt Cobain, la sua è stata una proposta contradditoria, ma lo era in fondo il personaggio, una proposta del tipo "prendere o lasciare", una proposta infine sincera, che nelle parole stesse del protagonista già preannunciava un discorso di fine, anche se nel caso che proponiamo di fine musicale: «Dopo In Utero i Nirvana si sono praticamente esauriti. Siamo arrivati in prossimità del punto in cui ci può essere solo la ripetitività, la routine. Non ci sono in vista nuovi obiettivi, nuove aspirazioni, nuove strade da battere. Mi dispiace dirlo, ma penso che nel nostro futuro ci possano essere ancora uno o due album al massimo. I nostri fan invecchiano con noi, e tra un po' diranno che dei Nirvana non gliene frega più un cazzo – e a quel punto io gli dirò: "andate pure a farvi fottere"».

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